7.11.08

Modelli per uno scatto...on the road

Ciao a tutti,

eccoci con gli scatti direttamente dall'Olanda!!Sbloggy is on the road!!!


La modella di questa settimana non ha nulla da invidiare alle nostre connazionali e, proprio come loro, ha uno stile inequivocabilmente europeo. Elegante il cappotto a mezza coscia di lana, sdramatizzato con un maglione-vestito bianco abbinato a fuseaux neri. Gli stivali, protagonisti di questa stagione invernale in tutte le fogge, riprendono una tendenza squaw già in voga quest'estate; purtroppo non si vede la borsa che, di rigore, dovrebbe sempre essere abbinata alle scarpe.


Questa mise è urbana e nel complesso molto semplice. Il jeans classico, le superga bianche, (che ahimè fanno tanto sedicenne), la felpa rossa dal vago sentore american apparrel. Fortunatamente smuove il tutto la tracolla frietag, vero e proprio pezzo cult realizzato con parti di automobile tra cui la cintura di sicurezza e i copertoni.

6.11.08

MY NAME IS CHANGE

Buongiorno a tutti,

oggi abbiamo deciso dopo una lunghissima riflessione(causa, appunto, del nostro ritardo nella pubblicazione) di ignorare la solita impostazione "immagine-frase della settimana" e di sorvolare sui contenuti da voi iniviati per omaggiare il nuovo presidente americano! Ricordatelo ragazze/i il 4 novembre 2008 rimarrà impresso a fuoco nella storia...

Gli Stati Uniti d’America sono un paese di destra. Su questo non ci piove. Basti pensare al fatto che i democratici, pur avendo messo in campo il candidato più carismatico e convincente da cinquant’anni a questa parte, non hanno comunque la vittoria assicurata, anzi. E’ un paese chiuso e spaventato, molto di più rispetto a quanto abbia da temere. Un paese impaurito da ciò che c’è fuori ma, soprattutto, di quello che cova al suo interno.
Sono passati trecento anni (il tempo necessario all’uomo per sostituire le lance con i fucili) e ancora, immersi nello strombazzato nuovo millennio, gli americani hanno più o meno fiducia in una persona a seconda della quantità e del tipo di melanina della sua pelle. A seconda se sia bianco. O nero.
L’America è un paese enorme, collassato in sé stesso e alla continua ricerca di un’unità che spesso trova soltanto quando viene ferito. L’America, spazi sconfinati, dove esistono cattolici evangelici che nutrono lo stesso fervore nel declamare la Bibbia, che a incoraggiare un bombardamento in terra straniera. L’America, patria ed insegnante di democrazia, casa della stampa libera e di un potere (apparentemente) suddito di chi lo ha eletto.
Un mondo in contraddizione continua, che non ammette influenza esterna alcuna. A tratti Atlantide, a tratti Babilonia, spesso Cina. In cui l’operaio è conservatore e il manager è liberale. In cui l’affluenza record non supera il cinquanta per cento degli aventi diritto.
In tutto questo noi, Italiani, Europei, il resto del mondo. Attoniti ad assistere al complicato balletto delle schede punzonate (o scannerizzate, o chissà che diavolo…) ed in attesa di un risultato che sappiamo (forse con maggior coscienza di loro) essere cruciale per i destini del mondo.
Quando leggerete queste poche righe, probabilmente si saprà già chi è il nuovo presidente degli Stati Uniti D’America. Che strada ha deciso di intraprendere al bivio. Un bivio che spunta oltre una strada dolorosissima, lungo la quale, il presidente più inetto della storia degli USA ha condotto la sua nazione trasformandola da simbolo di democrazia (già traballante) a barbara caricatura di sé stessa. George the Worst, George il peggiore, come viene chiamato, ha devastato l’economia, condannato ad un inferno centinaia di migliaia di soldati statuinitensi e fallito in qualsiasi tentativo di mantenere i solidi rapporti diplomatici che l’America aveva faticato a costruire.
Non so se Obama sia il futuro. Non so se sarà il presidente moderno, ottimista, pacificatore che ci aspettiamo che sia. Ora come ora non so neppure se sarà eletto, ma se ciò dovesse accadere starà a lui dimostrare i suoi propositi.
Proseguire la strada della chiusura, dell’intransigenza e della durezza, o tentare di usare questo potere, immenso e incontrastato, per dare il via ad un’epoca che oggi possiamo solo sognare.
Lo ripeto, non so se Obama sia il futuro. Ma so che è il cambiamento. E dopo quello che la nazione ha passato negli ultimi dieci anni un cambiamento non è più una possibilità, non è più un’alternativa. E’ una necessità.

Nik

4.11.08

NO COMMENT


Hei girrrrls!! Buon inizio di settimana a tutte(/i)! Hanno cercato di fermarmi sabotando i tacchi dei miei stivali nuovi (i miei stivali nuovi!!!), hanno provato a censurarmi “condendo” la mia quotidiana tisana rilassante (e ce ne vuole a fiaschi quando si ha a che fare con colleghi del genere…e pure maschi!), hanno minacciato di sequestrarmi makeup e piastra per farmi tacere (meschini!!), ma per voi ragazze io non ho mollato, ho resistito impavida e fiera di fronte ai loro soprusi e allora eccomi di nuovo qui, imperterrita e più vendicativa che mai, pronta ad espugnare come ogni settimana insieme a voi, mie prodi truppe di scintillanti armature rosa vestite, il fortino tutto al maschile di Sbloggy: liberiamolo dal grigiume del “viril pensiero” ed invadiamolo con una salubre ventata di quel che di femminile che, com’è noto, non guasta mai e con una fresca sferzata di novità made by women for women...but not only!
Alla carica ragazze!!!
Ho bisogno di conforto: capita anche a voi, care amiche, di provare, solo un po’, ogni tanto, piano piano, ad instaurare con il vostro ragazzo o compagno o marito (…forza ragazze, lo so, “l’è düra”: sono con voi!) o amante (avete capito tutto dalla vita, siete il mio orgoglio!!) o friend with benefits (esemplare maschile comunemente conosciuto anche con il nome di “trombamico”) una qualche sorta di C-O-M-U-N-.I-C-A-Z-I-O-N-E o una qualsivoglia specie di C-O-N-V-E-R-S-A-Z-I-O-N-E (no, non ho sbagliato: faccio lo spelling di queste due parole dall’arcano significato per i proprietari del cromosoma XY, in modo da cercare di facilitarne la comprensione ai maschietti ed ovviare alla loro proverbiale inabilità a riguardo)?
Si? Ci avete provato? (Ci abbiamo provato tutte!) E come risposta non avete ottenuto altro che (scegli l’opzione più adeguata!):
a) una specie di suono sordo, cacofonico, una specie di rutto da malfamata osteria di paese e che niente aveva a che fare anche con un linguaggio di umana natura;
b) sentirlo improvvisamente parlare in una lingua a voi sconosciuta, probabilmente appartenente ad un’antica civiltà dell’America Latina ormai scomparsa a seguito di un’eruzione vulcanica;
c) l’inesorabile compagnia del silenzio.
Qualsiasi sia stata la tua risposta, cara amica, come minimo ciò che devi aver provato dev’essere stato un sentimento che oscilla da una rabbia montante e cieca nei confronti di quello che dovrebbe essere il tuo lui e che invece scopri non si sforza un minimo per cercare di venirti incontro e di avere un dialogo con te (rabbia che ti avrebbe trasformata in una specie di Rambo che lo avrebbe ridotto alla una consistenza di un omogeneizzato se non fosse per il tuo magistrale self contol), al più profondo sconforto, quello di chi vede di fronte a sé un muro invalicabile di cui magari se ne fa pure una colpa (guai a te sorella!! Non è colpa tua, e anche se dovesse essere, non solo!!).
Ebbene, esiste davvero un’incomunicabilità così dilagante tra i sessi? Parliamo realmente lingue così diverse? I nostri sistemi comunicativi sono così irrimediabilmente incompatibili? E tutto questo anche tra persone che hanno scelto di percorrere un pezzo, più o meno lungo, della loro vita insieme e che quindi, presumibilmente, dovrebbero avere un se pur minimo interesse a voler comunicare tra loro?
Io dico che volere è potere: non c’è niente di più difficile che cercare di comunicare con chi non vuole comunicare. Se maschio e femmina hanno due codici comunicativi diversi, non è per questo detto che siano anche inconciliabili, ovviamente se c’è la reale volontà di entrambi che questo non avvenga: se vogliamo i sottotitoli per capirci ci sono, eccome!! Basta volerlo!
E allora, care le mie lettrici e cari i miei lettori di buona volontà, vi dico: “I have a dream! Sogno un mondo nuovo, di speranza, nel quale maschi e femmine, uomini e donne, bambine e bambini, parlino tra loro e comunichino insieme in un’unica lingua conosciuta e condivisa!!”.
(I maschietti sono quindi pregati di iscriversi ad un corso di lingua italiana il prima possibile!!)J

3.11.08

Da VeDere



Titolo sollazzante e beffardo (non è vero, è che sono alcolista) perché oggi non vi parlo di cinema ma di DVD! Ebbene sì signori, i fratelli grandi dei VHS, quelli che se gli va una ditata sopra poi ti vedi il Gladiatore come se te lo scretchasse Bomfunk Mc's.
L'altro dì, mentre m'avventuro in quel di Padova slavata da una pioggia urticante, mi soffermo davanti al mio cinema preferito: è bruciato. Osservo con orrore le vampate di nero fumo deflagrare l'ingresso. Guardo la sigaretta che stringo fra le dita. Decido che è meglio far calmare un po' le acque e mi avvio sospinto dai passi lesti e da sirene in sottofondo.
Il problema sorge solo lunedì alle sette di sera. Cosa diavolo scrivo per l'articolo? L'ultima volta che ho provato a chiedere una deroga per il mio lavoro mi è stato detto "sì, sì, nessun problema". Tornando a casa un furgone targato "Sbloggy" ha tentato di investirmi mentre una sventagliata di Uzi mi sfiorava. Ho sentito distintamente una voce gridare "Per martedì! Bastardo!".
Eccomi quindi costretto dall'urgenza ad affidarmi al DVD.
Vagando patetico per vie e viuzze capitolo in una piazza ove ristagna l'odore puro e cristallino dello smercio commerciale di video. Un riflesso blu e giallo addobba una pozzanghera ai miei piedi. Alzo gli occhi. Cori di angeli. Blockbuster.
No, demone tentatore, non avrai la mia anima. Estraggo una copia limitata in VHS di "Berlin Alexanderplatz", ma non basta, evoco, come un sciamano Mohawk gli spiriti dei grandi registi non commerciali. Ed eccoli tutti accanto a me: Rossellini, Allen, Fassbinder, Solondz. Tutti uniti come i Cavalieri dello Zodiaco respingiamo la maligna luce di Blockbuster. L'onda d’urto mi spinge indietro. Fuggo senza voltarmi.
Badate bene, non voglio apparire più snob di quanto non sembri già, trovo che Blockbuster sia un ottimo modo per avvicinare la gente al cinema, come McDonalds è un buon modo per avvicinare la gente al gusto del cibo. Purtroppo io sono marinaio per altri, più discreti lidi.
Il mio ideale di videoteca è un posto stretto, sporco, incasinato e polveroso. Gestito da uno o più individui criminali reduci dai difficili anni ’80. Orso ne è esempio perfetto. Orso gestisce una videoteca giù dalle parti di Cittadella, oltre a questa ha una serie di altre attività più o meno lecite (lui direbbe “La mia vita si articola in più riflessi di una stessa immagine”). Ricorda un vizioso incrocio tra Rob Zombie e un carnivoro di quelli cattivi. Sotto un barba sporca e dei dread antichi come le ere paleozoiche, indossa sempre la stessa maglietta dei Pantera (in alternativa, se è a lavare, cede ai Sepultura o, in caso sia proprio in vena di pop, i Nine Inch Nails) Il suo assistente e magazziniere è un tipetto stile Gioventù Hitleriana, capello biondo tirato indietro con il gel, occhio di ghiaccio. Lo chiamano tutti Faina. Per l’aspetto e per il carattere. E’ un tipetto di poche parole, con una conoscenza del cinema discretamente vasta ma legata a soli due genere (splatter e porno), sembra tranquillo, ma se siete stati rapinati in quel di Cittadella ci sono buone probabilità che lo conosciate già.
Nel negozio vige un’anarchia tale che scoraggia i pochi clienti non abituali. La vera sfida (e l’accesso alla ristretta cerchia degli “amici dell’Orso” ) è non lasciarsi abbattere dai mucchi sfatti di cassette con o senza custodia, ma rimboccarsi le maniche e dedicare quelle tre-cinque ore a cercare il titolo desiderato. Perché, vi assicuro, lo troverete. Il numero di film e la loro varietà è impressionante e se sarete capaci di sopportare una colonna sonora di Death Metal e le ributtanti avventure che il proprietario inanellerà solo per voi (“…come quella volta che ho ucciso un cavallo…”), uscirete quasi sicuramente soddisfatti e, sicuramente, derubati.
La pesca è fortunata e mi trovo fra le mani ben tre titoli validi. Tre titoli che, come centinaia di loro colleghi, ignorati bellamente dalle sale cinematografiche (che gli hanno dedicato un paio di botte e via) sono stati incatenati agli angoli bui (o addirittura banditi) dalle videoteche. Eppure, spesso, questi gioielli dimenticati, riescono a tornare a splendere.
Tre titoli per voi:
1) City of God: Il buon Meirelles crea qualcosa di magico e (visto lo schifo che è il suo film successivo) irripetibile. Il racconto di una favela brasiliana in puro stile Tarantino (quindi flashback, parolacce, molto pulp, molta violenza, scene cult, c’è pure il ballo…). Un vero e proprio buco d’inferno in cui le vite dei giovani protagonisti si intrecciano in quello che diventa, spesso e volentieri, un cappio per ciascuno. Una violenza che accompagna gli abitanti della Città di Dio sin da bambini, strappandoli alla vita poco più che ventenni. C’è chi cerca di fuggire, chi si arrende alle conseguenze delle sue azioni, chi da un colpo alla botte e uno al cerchio e chi, come Zepecheno, sguazza nel sangue, cosciente e gioioso del suo ruolo di incarnazione del Male. Un grande capolavoro, magistralmente (so che è una parola abusata, ma qui ci sta) diretto e perfettamente interpretato da una miriade di attori alle prime armi che danno una vera e propria lezione ad Hollywood tutta. (Ne hanno fatto anche una versione telefilm, chiamata City of Men, su Sky, purtroppo in quanto proletario non ho il satellite e figurati se le reti nostre si degnano…)
2) In Bruges: Lungometraggio a firma di tale Martin McDonagh. Il misconosciuto regista si rivela molto abile nel dirigere avanzi di galera come Colin Farrell, Brendam Gleeson e (Sua Maestà) Ralph Finnes. Praticamente Alexander incontra Harry Potter. Ma il film funziona e risulta un buddy movie spietato e adrenalinico, ma anche grottesco e surreale. Due killer costretti a rifugiarsi dopo un colpo mal riuscito a Bruges, in Belgio. Controllati dal loro sadico capo, tenteranno di ammazzare (ahahah…ah…) la noia facendo un po’ i turisti, ma le cose non tarderanno a complicarsi terribilmente. Un film tosto e cattivo, dove la redenzione esiste, ma passa solo attraverso la canna fumante della pistola. La sceneggiatura (anch’essa del nostro amico McDonagh) riserva momenti davvero esilaranti e scene di sangue mica da ridere.
3) Kakurenbo: Mediometraggio anime ad opera di due designer esordienti nel campo: Shiro Kuro e Syuhei Morita. Dopo aver riscontrato un grande successo in Giappone, questo cartone (che brutto chiamarli ancora così) di venticinque minuti scarsi viene esportato anche da noi (ovviamente in sordina, sia mai che il cartone per adulti venga sdoganato). Un gruppo di bambini con indosso maschere di volpe da il via ad uno strano gioco in una metropoli deserta. Un gigantesco nascondino fra le macerie di una città proibita. Giganteschi Oni (demoni giapponesi) meccanici a fare da cacciatori. Un solo vincitore a scoprire la terrificante verità. Tutt’altro che una favoletta della buonanotte questo fantasy-horror tocca alcune fra le paure più tipiche infantili che faticano, con la maturità a scivolare via (la sensazione di essere braccati, il buio, la solitudine, l’essere inermi di fronte al proprio destino). Il finale, una bella doccia fredda, chiude come il coperchio di una bara l’intera faccenda. I due sceneggiatori sanno il fatto loro, creando un’opera onirica ma credibile. La computer grafica e i fondali disegnati sono perfettamente armonici e danno l’idea di un lavoro eseguito con cura. Lo trovate, probabilmente, anche su Youtube, se masticate un po’ di inglese non sono venti minuti buttati via.

Comprateli, noleggiateli, spiateli, non vi dico di rubarli, ma mentite ed imbrogliate per averli.
Vedo un laser rosso danzarmi sulla faccia.
Alla settimana prossima.

2.11.08

Advertising and UGC

Buongiorno,

pubblicità!No, tranquilli Sbloggy rimane in onda, qui non abbiamo i "consigli per gli acquisti" di "costanziana" memoria...

La pubblicità è l'argomento del lunedì, come sempre, per chi non lo sapesse o per chi se l'è scordato!

E del mondo dell'advertising parlerò oggi soffermandomi sul rapporto tra la rete e la creatività perchè, si sa, dietro ogni campagna pubblicitaria c'è una mente, sia essa professionale o no l'importante è che sia creativa, geniale!

Perchè dico questo??Semplice!Perchè oggi vi porto un esempio di spot che si inscrive nella più ampia categoria degli UGC!

Gli UGC o "user generated content" sono quelle produzioni che si possono trovare in rete frutto dell'opera degli utenti...ragazzi questo è l'web 2.0!

Per farvi da anfitrione nei meandri di questo mondo vi propongo una geniale campagna pubblicitaria rigorosamente UGC: spero vi piaccia almeno un decimo di quanto è piaciuta a me!


P.S: ringraziamo il lettore che ci ha chiesto un parere sulla pubblicità della twingo che sarà oggetto dell'intervento della prossima settimana!

See you next week!Advertising me!

WE BET

Goodmorning guys,

carissimi scommettitori e, perchè no, carissime scommettitrici eccoci a noi!Oggi giornata di serie A molto complicata e, quindi, affascinante!
Sì, sicuramente di grande fascino, ma molto difficile prevedere risultati su cui investire soldini!
Noi però ci proviamo(come sempre) sperando di imbottire un pochino il nostro portafogli!
Passiamo all'analisi...tre match dal più semplice al meno scontato: in bocca al book!

Palermo-Chievo 1 (i gialloblù quest'anno sono la brutta copia della squadra-rivelazione che fece innamorare tutta Italia 3/4anni fa e il tecnico del Palermo è davvero un "giusto", vai Ballardini!)

Atalanta-Lecce 1 (la squdra di Del Neri è in leggera fase calante, ma crediamo che in casa si faccia rispettare contro un Lecce non irresistibile, soprattutto lontano dal "Via del mare")

Milan-Napoli 1 (Match da zona scudetto e per questo ad alto rischio: noi pensiamo che il Milan è squadra da grandi appuntamenti e il derby di quest'anno ne è la conferma, fu la vittoria che fece partire la fuoriserie rossonera dopo una partenza stentata)

1.11.08

Fermata controcorrente

Ciao,

Sbloggy sceglie un poco controcorrente con il mondo reale e ancor più con quello virtuale di fermarsi in questi giorno di ricordo delle persone defunte.

Buon sabato a tutti